Archive for April, 2009

Personaggi – Houdini

Monday, April 27th, 2009

Nel 1891 Erik divenne un illusionista professionista (in realtà era un escapologo che per molti aspetti è esattamente il contrario di un illusionista…);  scelse il nome d’arte di Harry Houdini come tributo al mago francese Jean Eugène Robert-Houdin e riuscì nel 1913 a farlo diventare il suo nome legale. Agli inizi la sua carriera di mago non riscosse un grande successo, ma gli fece incontrare nel 1893 Wilhelmina Beatrice ”Bess” Rahner, anch’ella illusionista, che sposò dopo un corteggiamento durato tre settimane. Bess divenne la sua assistente di scena per tutto il resto della sua carriera. Houdini inizialmente si applicò ai giochi di carte ed alle altre arti magiche tradizionali – si autoproclamò il re delle carte – ma cominciò presto a sperimentare le sue evasioni. La sua grande occasione venne nel 1899, quando incontrò lo showman Martin Beck. Beck, impressionato dal numero di Houdini con le manette, gli consigliò di concentrarsi sulle evasioni e lo inserì nel circuito di spettacoli di vaudeville dell’Orpheum. Nel giro di pochi mesi si esibì nei teatri di vaudeville più rinomati degli Stati Uniti e nel 1900 andò ad esibirsi in Europa. Al suo ritorno negli Stati Uniti, quattro anni dopo, era diventato una leggenda. Nei primi vent’anni del XX secolo Houdini si esibì con grande successo in tutti gli Stati Uniti. Era capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, spesso penzolando da una corda o immerso nell’acqua e sotto gli occhi del pubblico. Nel 1913 presentò quello che per molti è il suo numero più famoso, la cella della tortura cinese dell’acqua, in cui rimaneva sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua e chiusa a chiave.

Svelò alcuni dei suoi trucchi nei libri scritti negli anni ’20. Molti lucchetti e molte manette potevano venire aperti solo applicandovi una forza sufficiente in un modo particolare, altri potevano venire aperti con l’aiuto delle stringhe delle scarpe. A volte usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d’acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato perché il collare poteva essere staccato dall’interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle. Il suo numero della camicia di forza fu inizialmente eseguito dietro un sipario, da cui lui balzava fuori nuovamente libero, ma poi Houdini scoprì che senza il sipario il pubblico era molto più affascinato dal vederlo lottare per liberarsi.

Benché non fosse facile, l’intero spettacolo di Houdini, evasioni comprese, era eseguito anche dal fratello Theo Weiss (“Dash”) con lo pseudonimo di Hardeen. La più grande differenza tra i due era nel numero della camicia di forza; Houdini disarticolava entrambe le sue spalle per uscirne, Hardeen era in grado di disarticolarne una sola.

Negli anni 20, dopo la morte dell’amata madre, Houdini dedicò le sue energie a smascherare medium e parapsicologi. La preparazione tecnica di Houdini nelle arti della prestidigitazione gli permise di svelare frodi che avevano fino ad allora ingannato molti scienziati ed accademici. Divenne un membro del comitato di Scientific American che offriva un premio in denaro a chiunque avesse saputo dimostrare di possedere capacità soprannaturali. Grazie a lui il premio non fu mai ritirato. A mano a mano che la sua fama di “acchiappafantasmi” cresceva, Houdini iniziò a frequentare sedute spiritiche in incognito, accompagnato da un reporter e da un ufficiale di polizia.

Quest’attività costò ad Houdini l’amicizia di Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Nonostante Holmes fosse un razionalista che rifiutava il soprannaturale, il suo creatore Doyle era un fervente credente nello spiritismo e si oppose pubblicamente a Houdini, rifiutandosi di credere ai suoi resoconti.

Liberamente tratto da www.wikipedia.org

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Personaggi – Lizzie Borden

Friday, April 24th, 2009

La data era il 4 agosto 1892. Il 92 di Second Street, la casa di Andrew e Abby Borden.

Circa alle 11 e 10 di mattina, la trentaduenne Lizzie Borden, figlia di Andrew e figliastra di Abby, scoprì il cadavere del padre su un divano nel salotto della casa. Subito dopo anche Abby fu trovata morta sul pavimento della camera degli ospiti. Ci fu una grande confusione, e la polizia venne chiamata subito. Bridget, la domestica (che fu un personaggio chiave della vicenda) corse in strada a chiamare il dottor Bowen, il medico di famiglia.

Al momento il dottore era fuori, ma arrivò quasi subito. Telegrafò a Emma, la sorella maggiore di Lizzie, per riferirle la terribile notizia. Nel frattempo i vicini andavano e venivano, incuriositi e terrificati dai brutali omicidi. All’esame dei cadaveri, il dottor Bowen riscontrò delle ferite raccapriccianti: Andrew aveva un occhio tagliato in due che protrudeva dall’orbita, il naso era stato reciso e si potevano contare undici profonde lesioni sul lato sinistro del volto.

Il corpo di Abby non era in condizioni migliori. Era stata trovata a faccia in giù in una pozza di sangue, con la testa quasi staccata dal collo. Il dottor Bowen riscontrò che la donna era stata colpita sulla parte posteriore del cranio più di una dozzina di volte, probabilmente con la stessa arma che era stata usata per uccidere Andrew.

I sospetti caddero su Lizzie per diversi motivi. Il giorno prima del duplice omicidio Abby disse al dottor Bowen che lei e Andrew erano stati avvelenati. Entrambi erano stati malissimo la notte precedente. Sfortunatamente per Lizzie, Eli Bence, un commesso dello Smith’s Drugstore, informò gli investigatori che la ragazza aveva provato a comprare dell’acido prussico (cianuro di idrogeno) diverse volte nelle due settimane precedenti gli omicidi; Bence si era rifiutato di venderglielo senza una ricetta medica. Lizzie negò di aver visitato l’emporio o di aver chiesto del veleno. Inoltre c’erano dei problemi con l’attendibilità dell’alibi. Lizzie cambiava continuamente la sua versione, ricordandosi e dimenticandosi alcune informazioni e contraddicendosi.

l’accetta senza manico che fu trovata nello
scantinato. Non fu mai provato che era l’arma
del delitto

Poi, un paio di giorni dopo gli omicidi, Miss Russell, un’amica delle sorelle Borden, testimoniò che Lizzie aveva bruciato un vestito nella stufa della cucina. Lizzie aveva detto che l’abito era macchiato di vernice e che non poteva più usarlo. Improbabile. Fu questa testimonianza che spinse il giudice Blaisdell ad accusare la ragazza dei delitti.
Il processo durò 14 giorni, dal 5 al 19 giugno 1893. l’unica volta che Lizzie parlò fu dopo la chiusura del dibattimento. Si limitò a dichiarare: “Sono innocente. Lascio che sia il mio avvocato a parlare per me.”


Alle 3 e 24 del 19 giugno la giuria si ritirò per deliberare. Alle 4 e 23 tornò col verdetto: non colpevole. Si disse che i giurati avevano impiegato solo 5 minuti per decidere, ma che avevano voluto aspettare un’ora per rispetto dell’Accusa.
Un alibi inattendibile, un vestito dato alle fiamme e l’immagine stereotipata di una giovane donna dell’800: tutti questi fattori e molti altri alimentano il mistero del caso di Lizzie Borden. Teorie e libri su di esso si sprecarono. Nei minuti successivi alla scoperta dei corpi fu fatto poco o niente per preservare la scena del crimine. Molte persone gironzolarono per la casa, lasciando impronte digitali ovunque, perfino sui cadaveri. I corpi furono spostati prima di una completa investigazione. E’ stato detto che Andrew era in piedi al momento del primo colpo e che le macchie di sangue sulla scena sarebbero risultate dall’attacco di una persona molto più alta di Lizzie.  La faccenda del vestito non è mai stata risolta. Alcuni dicono che era celeste, altri blu scuro. Se gli investigatori fossero stati in grado di identificare e acquisire come prova il vestito che Lizzie aveva indossato quel giorno, sarebbe stato possibile svolgere un ulteriore esame su di esso per trovare eventuale sangue sulla stoffa e analizzarlo. Inoltre non ci sarebbe stato l’incidente della bruciatura del vestito: con il vestito in questione nelle mani delle autorità, la bruciatura di un altro vestito non avrebbe portato all’arresto di Lizzie. La determinazione dell’ora dei decessi fu praticamente tirata a indovinare. Gli esperti dell’epoca stabilirono che Abby era morta 1-2 ore prima di Andrew, basando questa conclusione su tre fattori: 1) il sangue di Abby era coagulato e quello di Andrew no; 2) il corpo di Abby era più freddo al tatto di quello di Andrew; 3) nello stomaco di Abby c’era una grande quantità di cibo non digerito, mentre quello nello stomaco di Andrew era ben digerito.

Informazioni liberamente tratte da www.crimine.net

Molto interessante la filastrocca che si sentì nei giorni seguenti:

Lizzie Borden took an axe
Gave her mother forty whacks
When she saw what she had done
She gave her father forty-one

(Lizzie Borden prese un ascia / inflisse a sua madre quaranta colpi / quando vide cosa aveva fatto / ne inflisse a suo padre quarantuno)

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Incontri in città – Ristorante da Pedro

Thursday, April 23rd, 2009

In una notte particolarmente piovosa, mi sono recato al ristorante da Pedro, in cerca di un locale tranquillo dove poter passare la serata. Qui ho incontrato il nuovo capitano della polizia, mister Elrick Bartold, ed insieme a lui ho passato lì la serata. Ci aspettavamo una serata tranquilla, nonostante mi facesse male la gamba destra per l’umidità, la solita band Jazz si apprestava a suonare qualcosa quando ho notato che le espressioni delle cameriere e degli inservienti erano un po’ troppo cordiali… Mi son fatto prendere un po’ dal nervosismo, ormai ne ho passate troppe per non capire quando c’è qualcosa che non va, quindi ho iniziato a rendere partecipe del mio malessere anche il capo della polizia, che mi ha cercato di tranquillizare.

Dopo poco la pioggia che incessantemente da tre giorni batteva sulla città si è interrotta per lasciare spazio ad una fitta nebbia che si è andata ad ammassare sulle finestre e sulla porta d’uscita. “ok” -mi dico- “Ci siamo, ecco l’ennesimo casino” Mi dirigo celermente verso la porta del bagno, sperando che in un luogo più chiuso e con meno ressa (sì, avete capito bene, il ristorante solitamente deserto ieri sera era incredibilmente pieno) ci fosse una via d’uscita eventuale. Non appena passiamo accanto ad una cameriera, quasi correndo, questa richiama la nostra attenzione e ci dice che Pedro sta sbarellando di brutto, che ha un fucile e che sta servendo cibo particolare ai commensali. Ci giriamo per cercarlo e affrontarlo, quando un colpo di fucile richiama la nostra attenzione: Pedro è armato, ha appena fatto fuoco e non sembra molto propenso a discutere. Io ed il capitano facciamo fuoco quasi simultaneamente sul disgraziato che cade in terra.

Mentre ci avviciniamo per stabilire se è vivo o morente, ci accorgiamo che si polverizza e trasforma in cenere sotto i nostri occhi. Sul cumulo di cenere, rimane solo una lettera, con una strana effige impressa sulla ceralacca che la chiude, raccolgo la lettera ed esausto esco dal locale, tornando a casa, sperando di non fare incubi.

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La nuova Bacheca

Wednesday, April 22nd, 2009

Questa sarà la nuova bacheca che mostrerà alla cittadinanza le informazioni che circolano in città. Siete tutti invitati a partecipare, sappiate che i redattori del giornale controllano scrupolosamente ogni messaggio prima di lasciarlo pubblicare, ma ogni sorta di messaggio è benvenuto.

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