Era il crepuscolo quando trovai una lettera davanti alla porta di casa mia. Essa, priva di firma, diceva questo: “Vai alla casa infestata, ci sarà bisogno di tutti… e sperate di bastare “.
Passai un’ora buona a decidere se andare in quel luogo fosse la cosa giusta o meno ma, alla fine, la curiosità prese il sopravvento.
Disarmata ed infreddolita, raggiunsi la casa quando mancava circa un quarto alle 21.00 . Subito mi resi conto di non essere l’unica ad aver ricevuto quella lettera anonima: circa tre persone erano intorno a me, alcune già informate sulla ragione di quella chiamata, altre no. Chiesi quale fosse la ragione di quella “riunione” e, dopo vari tentativi, qualcuno si degnò di darmi una risposta: una donna. Ella disse che eravamo lì per dare la caccia a dei topi, o qualcosa del genere.
D’improvviso, tutti i lampioni si spensero e fu buio. Solo la luce lunare mi permetteva di percepire la presenza di quelle ombre, che avevo scorto poco prima. Un uomo, che poi scoprì essere un certo capitano, decise di entrare per primo. Non appena varcò la soglia d’ingresso di quella casa che emetteva strani scricchiolii, la porta si richiuse subito dietro di lui, come spinta da presenze invisibili. Altre due persone si unirono, una delle quali scoprii essere un anziano signore. Eravamo in tutto in cinque, tolto il capitano. Una luce, forte come una vampa di fuoco, illuminò i piani superiori della casa. Ora toccava a noi, entrare. Tre, presi dalla paura più assurda, ci abbandonarono. Così, io, un ragazzo, e questo anziano di nome Theodor, entrammo nella casa.
Appena entrata, delle tremende vertigini mi assalirono, facendomi accasciare a terra. Nulla potei contro quella tremenda sensazione. Quando mi ripresi, il ragazzo non c’era più: eravamo solo io e l’anziano. Con un po’ di fatica, riuscii a trovare una scalinata, sulla quale il vecchio era salito, non appena eravamo entrati. Non feci in tempo a salire un gradino che una mandria di topi cominciò a salire quelle scale, diretti verso chissà dove. Cercai di muovermi, ma quel movimento parve innervosirli: infatti cominciarono ad azzannare me ed il signore, alle gambe, alle caviglie. Io cercai di liberarmene, salendo i gradini rimasti. ma il signor Theodor ne rimase bloccato e ferito. Rimasi lì, tentando di scalciare i vari topi che mi venivano addosso, finchè questi d’improvviso, come comandati da una voce inudibile, si fermarono, sparpagliandosi per la casa, nascondendosi. Tutto era così strano, così dannatamente soprannaturale.
L’anziano signore impugnò la sua pistola, presa da chissà dove, e mi invitò a seguirlo. Avanzammo di qualche passo, ed ecco che ritrovammo il ragazzo di prima: era alle prese con un qualcuno o un qualcosa, che non riuscii a vedere bene a causa del buio. Il ragazzo, quando arrivai, tentò di ferirlo con un’arma da taglio, ma non riuscìì a scalfirlo. Fortuntamente, il gesto del ragazzo riuscì a distrarre quella cosa, tanto da permettere al signor Theodor di puntare la sua pistola e sparare, centrandola in pieno petto. Non appena il proiettile bucò i panni della creatura, quella parve come sgonfiarsi, sparire, lasciando solo il mantello con cui si copriva. Gli scricchiolii della casa cessarono, e tutt’intorno si fece nuovamente luce.
Eravamo salvi? Non ne ero sicura. Un giradischi, lì nei paraggi, continuava a ripetere la stessa sinfonia. Il ragazzo decise di prendere come souvenir quel 33 giri, assieme al mantello della cosa. Il vecchio, scappò in fretta e furia. Eravamo rimasti solo io e quel ragazzo, che mi disse di chiamarsi Burt. D’improvviso, sentimmo provenire uno strano rumore da dietro una porta, seguito subito dopo da un forte sparo. Ebbi un tuffo al cuore. Da quella porta, uscì il Capitano, per nulla scosso, il quale ci disse che si era nascosto dietro quella porta per sfuggire ai topi. Che razza di uomo.
E noi, donne, dovremmo affidarci a questi pappamolle? Io preferisco essere una donna emancipata.
Non successe più nulla, perchè decidemmo di tornarcene a casa; sono certa, però, che non è finita qui.