Posts Tagged ‘Personaggi’

FALL RIVER, TRA LUCE E TENEBRE.. ecco l’articolo vincitore del concorso

Thursday, February 4th, 2010

Ed eccovi cari lettori come promesso, anche se in ritardo, l’articolo che ha vinto il concorso giornalistico indetto qualche settimana fa.

FALL RIVER, TRA LUCE E TENEBRE di Carrie Nolan

C’è chi, per tempo costretto a vedere solo ombre, trova la luce più brillante di quanto non se la ricordasse. Così come c’è chi, per tempo abituato a vedere la luce, trova le tenebre più cupe e minacciose di quanto non se le ricordasse. Quello di cui voglio parlarvi, cari lettori, è un’esperienza che ho vissuto in prima persona al lungofiume. Adesso sono davanti alla macchina da scrivere, consolata da una tazza di caffè caldo che mi fa dimenticare la giornata umida e priva di luci di due giorni fa. Perdersi in una strada sconosciuta, in una città molto distante da quella in cui si è vissuti, e soprattutto avvolti da una coltre di nebbia tutt’altro che rassicurante, può generare una serie di emozioni contrastanti. Le ombre macchiavano il paesaggio grigio e cupo come delle pennellate di china, formando un quadro dai colori tenui che nascondevano ben altro nel profondo. C’è voluto poco affinché questo quadro si macchiasse di rosso, un colore totalmente dissonante, totalmente acceso da mandare il tutto nel caos più totale. Il rosso è un colore forte, un colore che accende un fuoco dentro gli esseri viventi. Non per nulla, in Spagna il toro viene aizzato contro il toreador, dal toreador stesso, con un drappo rosso. I colori sono come delle energie, che accendono emozioni diverse negli esseri viventi. L’atmosfera sul lungofiume era diventata rossa, tutti potevano vedere quel colore. C’è chi, per tempo abituato a vedere la luce, trova le tenebre più cupe e minacciose di quanto non se le ricordasse. Così come c’è chi, per tempo abituato a vedere le ombre generate dalle luci, le usa a proprio vantaggio per trovare la sua strada nelle tenebre. Può essere un poeta maledetto che cerca l’ispirazione annebbiandosi la mente con l’alcool. Può essere una madre di famiglia, che è disposta a dare la vita per salvare la sua bambina. Può essere un uomo tormentato che vaga per le strade di Fall River, nascondendosi nella nebbia alla ricerca della prossima ombra in cui rifugiarsi. L’unica cosa che possiamo fare, noi che viviamo tra la luce e le tenebre, è attendere maggiori informazioni dagli inquirenti, per poter entrare nel vivo di questo nuovo mistero che avvolge la cittadina. Vostra Carrie Nolan

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Dal Diario di Daniel Allender

Friday, June 5th, 2009

Fall River, 31 Maggio 1925

Sono appena giunto in città. Subito mi sono diretto al manicomio, per un’occhiata preliminare. Le speranze sono molto vivide. Lavorare lì potrebbe anche aiutarmi a dimenticare i miei problemi… per un po’… forse addirittura basta pillole ed alcool… Mah… in attesa di risposta dalle alte sfere, alloggio in una pensione. Non è granchè, ma il quartiere Nord dicono sia uno dei migliori…

Fall River, 2 Giugno 1925

Strani fatti sono accaduti ieri notte. stavo camminando per i malfamati sobborghi, in cerca di qualche nuovo soggetto da analizzare. E’ pieno di disperati, malati, nel corpo e nella mente. Ma la persona i ncui mi sono imbattuto era ben diversa da ciò che cercavo. William Masters, droghiere di origini inglesi. Un tipo strano, ma di piacevole compagnia. Abbiamo passeggiato sotto alla pioggia, quando è successo. La sensazione opprimente d’esser’ osservati. Peggio degli sguardi folli che mi rivolgono i malati mentre passo per il corridoio dell’ospedale a Boston. Non ho mai avuto così tanta paura…non ho mai avuto paura… Poi due cani, due “psicopompi”, hanno portato a noi una presenza, che con voce femminile ci chiamava a sè. Ci siamo avvicinati entrambi,ed io ho avuto l’irreale esperienza del mio spirito sopra alla città, separato dal corpo. Poi sono rientrato in me. “Winter”, è stata l’ultima parola pronunciata da quell’entità. Non so se fosse vero… o se fosse colpa degli psicofarmaci… i maledetti psicofarmaci… ma ormai non riesco più a farne a meno…
Presto manderò una lettera a Walter. L’unico psichiatra di cui mi fidi, oltre a me… da solo non posso più curarmi…

Fall River, 3 Giugno 1925

Ho finito la scorta di alcolici… maledetto proibizionismo… devo trovare qualcuno di fiducia da cui reperirli…

Fall River, 5 Giugno 1925

La parola “Winter”, sussurrata da quell’entità nel vicolo potrebbe finalmente avere un senso. Ieri sera mi sono recato al manicomio cittadino, dove la commissione mi ha chiesto di visitare una paziente. Assieme a me alcune figure di spicco, come il Capitano della Polizia locale, Elrick Bartold. La paziente è una bambina di circa dodici anni, Jessica Winter. Ho sobbalzato a quel nome. La bambina pare abbia mangiato i suoi genitori, e fin qui, sebbene strano, niente che non si sia mai visto. Se non fosse che la bambina presenta delle facoltà alquanto strane. Inquietanti e affascinanti al tempo stesso. Telepatia di sicuro, sapeva di Eleonor, e di altre persone di cui ignoro la storia. Inoltre, pare che riesca a liberarsi dalle misure contenitive, camicia di forza e manette. Chi tra i presenti la conosce aveva una paura molto radicata nei suoi confronti. Che sia stata lei a mandare quell’entità nel vicolo? Che volesse proprio me?
Secondo molte culture antroprofaghe, quando un’essere umano si ciba di un’altro, assorbe le energie della vittima. Che l’atto di cannibalismo dei genitori abbia donato alla bambina delle facoltà incredibili? Oppure erano già insite in lei? Opto per la prima ipotesi…. credo fermamente che le energie psichiche contenute nel cervello dei genitori siano  state assimilate dalla bambina, dopo che se ne è cibata…. E’ agghiacciante… ma anche affascinante… DEVO arrivare alla verità…

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Personaggi – Houdini

Monday, April 27th, 2009

Nel 1891 Erik divenne un illusionista professionista (in realtà era un escapologo che per molti aspetti è esattamente il contrario di un illusionista…);  scelse il nome d’arte di Harry Houdini come tributo al mago francese Jean Eugène Robert-Houdin e riuscì nel 1913 a farlo diventare il suo nome legale. Agli inizi la sua carriera di mago non riscosse un grande successo, ma gli fece incontrare nel 1893 Wilhelmina Beatrice ”Bess” Rahner, anch’ella illusionista, che sposò dopo un corteggiamento durato tre settimane. Bess divenne la sua assistente di scena per tutto il resto della sua carriera. Houdini inizialmente si applicò ai giochi di carte ed alle altre arti magiche tradizionali – si autoproclamò il re delle carte – ma cominciò presto a sperimentare le sue evasioni. La sua grande occasione venne nel 1899, quando incontrò lo showman Martin Beck. Beck, impressionato dal numero di Houdini con le manette, gli consigliò di concentrarsi sulle evasioni e lo inserì nel circuito di spettacoli di vaudeville dell’Orpheum. Nel giro di pochi mesi si esibì nei teatri di vaudeville più rinomati degli Stati Uniti e nel 1900 andò ad esibirsi in Europa. Al suo ritorno negli Stati Uniti, quattro anni dopo, era diventato una leggenda. Nei primi vent’anni del XX secolo Houdini si esibì con grande successo in tutti gli Stati Uniti. Era capace di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, spesso penzolando da una corda o immerso nell’acqua e sotto gli occhi del pubblico. Nel 1913 presentò quello che per molti è il suo numero più famoso, la cella della tortura cinese dell’acqua, in cui rimaneva sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua e chiusa a chiave.

Svelò alcuni dei suoi trucchi nei libri scritti negli anni ’20. Molti lucchetti e molte manette potevano venire aperti solo applicandovi una forza sufficiente in un modo particolare, altri potevano venire aperti con l’aiuto delle stringhe delle scarpe. A volte usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d’acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato perché il collare poteva essere staccato dall’interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle. Il suo numero della camicia di forza fu inizialmente eseguito dietro un sipario, da cui lui balzava fuori nuovamente libero, ma poi Houdini scoprì che senza il sipario il pubblico era molto più affascinato dal vederlo lottare per liberarsi.

Benché non fosse facile, l’intero spettacolo di Houdini, evasioni comprese, era eseguito anche dal fratello Theo Weiss (“Dash”) con lo pseudonimo di Hardeen. La più grande differenza tra i due era nel numero della camicia di forza; Houdini disarticolava entrambe le sue spalle per uscirne, Hardeen era in grado di disarticolarne una sola.

Negli anni 20, dopo la morte dell’amata madre, Houdini dedicò le sue energie a smascherare medium e parapsicologi. La preparazione tecnica di Houdini nelle arti della prestidigitazione gli permise di svelare frodi che avevano fino ad allora ingannato molti scienziati ed accademici. Divenne un membro del comitato di Scientific American che offriva un premio in denaro a chiunque avesse saputo dimostrare di possedere capacità soprannaturali. Grazie a lui il premio non fu mai ritirato. A mano a mano che la sua fama di “acchiappafantasmi” cresceva, Houdini iniziò a frequentare sedute spiritiche in incognito, accompagnato da un reporter e da un ufficiale di polizia.

Quest’attività costò ad Houdini l’amicizia di Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Nonostante Holmes fosse un razionalista che rifiutava il soprannaturale, il suo creatore Doyle era un fervente credente nello spiritismo e si oppose pubblicamente a Houdini, rifiutandosi di credere ai suoi resoconti.

Liberamente tratto da www.wikipedia.org

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Personaggi – Lizzie Borden

Friday, April 24th, 2009

La data era il 4 agosto 1892. Il 92 di Second Street, la casa di Andrew e Abby Borden.

Circa alle 11 e 10 di mattina, la trentaduenne Lizzie Borden, figlia di Andrew e figliastra di Abby, scoprì il cadavere del padre su un divano nel salotto della casa. Subito dopo anche Abby fu trovata morta sul pavimento della camera degli ospiti. Ci fu una grande confusione, e la polizia venne chiamata subito. Bridget, la domestica (che fu un personaggio chiave della vicenda) corse in strada a chiamare il dottor Bowen, il medico di famiglia.

Al momento il dottore era fuori, ma arrivò quasi subito. Telegrafò a Emma, la sorella maggiore di Lizzie, per riferirle la terribile notizia. Nel frattempo i vicini andavano e venivano, incuriositi e terrificati dai brutali omicidi. All’esame dei cadaveri, il dottor Bowen riscontrò delle ferite raccapriccianti: Andrew aveva un occhio tagliato in due che protrudeva dall’orbita, il naso era stato reciso e si potevano contare undici profonde lesioni sul lato sinistro del volto.

Il corpo di Abby non era in condizioni migliori. Era stata trovata a faccia in giù in una pozza di sangue, con la testa quasi staccata dal collo. Il dottor Bowen riscontrò che la donna era stata colpita sulla parte posteriore del cranio più di una dozzina di volte, probabilmente con la stessa arma che era stata usata per uccidere Andrew.

I sospetti caddero su Lizzie per diversi motivi. Il giorno prima del duplice omicidio Abby disse al dottor Bowen che lei e Andrew erano stati avvelenati. Entrambi erano stati malissimo la notte precedente. Sfortunatamente per Lizzie, Eli Bence, un commesso dello Smith’s Drugstore, informò gli investigatori che la ragazza aveva provato a comprare dell’acido prussico (cianuro di idrogeno) diverse volte nelle due settimane precedenti gli omicidi; Bence si era rifiutato di venderglielo senza una ricetta medica. Lizzie negò di aver visitato l’emporio o di aver chiesto del veleno. Inoltre c’erano dei problemi con l’attendibilità dell’alibi. Lizzie cambiava continuamente la sua versione, ricordandosi e dimenticandosi alcune informazioni e contraddicendosi.

l’accetta senza manico che fu trovata nello
scantinato. Non fu mai provato che era l’arma
del delitto

Poi, un paio di giorni dopo gli omicidi, Miss Russell, un’amica delle sorelle Borden, testimoniò che Lizzie aveva bruciato un vestito nella stufa della cucina. Lizzie aveva detto che l’abito era macchiato di vernice e che non poteva più usarlo. Improbabile. Fu questa testimonianza che spinse il giudice Blaisdell ad accusare la ragazza dei delitti.
Il processo durò 14 giorni, dal 5 al 19 giugno 1893. l’unica volta che Lizzie parlò fu dopo la chiusura del dibattimento. Si limitò a dichiarare: “Sono innocente. Lascio che sia il mio avvocato a parlare per me.”


Alle 3 e 24 del 19 giugno la giuria si ritirò per deliberare. Alle 4 e 23 tornò col verdetto: non colpevole. Si disse che i giurati avevano impiegato solo 5 minuti per decidere, ma che avevano voluto aspettare un’ora per rispetto dell’Accusa.
Un alibi inattendibile, un vestito dato alle fiamme e l’immagine stereotipata di una giovane donna dell’800: tutti questi fattori e molti altri alimentano il mistero del caso di Lizzie Borden. Teorie e libri su di esso si sprecarono. Nei minuti successivi alla scoperta dei corpi fu fatto poco o niente per preservare la scena del crimine. Molte persone gironzolarono per la casa, lasciando impronte digitali ovunque, perfino sui cadaveri. I corpi furono spostati prima di una completa investigazione. E’ stato detto che Andrew era in piedi al momento del primo colpo e che le macchie di sangue sulla scena sarebbero risultate dall’attacco di una persona molto più alta di Lizzie.  La faccenda del vestito non è mai stata risolta. Alcuni dicono che era celeste, altri blu scuro. Se gli investigatori fossero stati in grado di identificare e acquisire come prova il vestito che Lizzie aveva indossato quel giorno, sarebbe stato possibile svolgere un ulteriore esame su di esso per trovare eventuale sangue sulla stoffa e analizzarlo. Inoltre non ci sarebbe stato l’incidente della bruciatura del vestito: con il vestito in questione nelle mani delle autorità, la bruciatura di un altro vestito non avrebbe portato all’arresto di Lizzie. La determinazione dell’ora dei decessi fu praticamente tirata a indovinare. Gli esperti dell’epoca stabilirono che Abby era morta 1-2 ore prima di Andrew, basando questa conclusione su tre fattori: 1) il sangue di Abby era coagulato e quello di Andrew no; 2) il corpo di Abby era più freddo al tatto di quello di Andrew; 3) nello stomaco di Abby c’era una grande quantità di cibo non digerito, mentre quello nello stomaco di Andrew era ben digerito.

Informazioni liberamente tratte da www.crimine.net

Molto interessante la filastrocca che si sentì nei giorni seguenti:

Lizzie Borden took an axe
Gave her mother forty whacks
When she saw what she had done
She gave her father forty-one

(Lizzie Borden prese un ascia / inflisse a sua madre quaranta colpi / quando vide cosa aveva fatto / ne inflisse a suo padre quarantuno)

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